COVID-19, case di riposo contagiate: CGIL, FP CGIL e SPI CGIL “bisogna agire in fretta”

Al Ministro delle Politiche Sociali
On. Nunzia Catalfo
Al Presidente della Conferenza delle Regioni

dott. Stefano Bonaccini
Al Presidente dell’Anci
dott. Antonio De Caro

Gentile Ministro, Gentili presidenti,

Abbiamo amaramente appreso dall’esperienza cosa stia significando arrivare impreparati alla lotta al virus nelle corsie e nei pronto soccorsi; non possiamo essere così impreparati anche fuori dagli ospedali, nelle case di riposo e nelle RSA.
Sono sempre più case di riposo investite dal contagio Covid19, un allarme che riguarda oltre 300mila anziani ospitati in 7mila strutture in tutti Italia. Una situazione molto pesante per gli ospiti e per chi opera in queste strutture, costretto ormai a lavorare in condizioni estreme, in termini di rischi, salute e sicurezza, orari e turnazioni.

Gli operatori in servizio nelle case di riposo non sono dotati di tutti gli strumenti di protezione per tutelare sia la propria salute che quella degli anziani che devono accudire, la maggior parte dei quali sono non autosufficienti.
L’insufficienza, la disomogeneità se non la totale assenza di DPI mette a rischio molti tra gli operatori, i volontari e gli utenti. Mentre si dovrebbe ricordare che le case di riposo e le RSA potrebbero rappresentare un argine alla diffusione del contagio e contribuire quindi a non sovraccaricare le strutture ospedaliere già in grave affanno.

Eppure sappiamo che un focolaio in una casa di riposo può trasformarsi rapidamente in un dramma per i ricoverati, per i loro parenti e per gli stessi operatori.
Chiediamo di non perdere tempo, di fare presto, di dotare la rete che fa assistenza nei centri residenziali e domiciliare fin da subito – a partire dalle zone in maggiore difficoltà – di idonei dispositivi di protezione e strumenti adeguati affinché si possa evitare il contagio degli operatori che lavorano, oggettivamente, in condizioni precarie.

E’ necessario estendere al massimo l’utilizzo dei tamponi anche a queste strutture al fine di isolare i focolai.
Bisogna chiudere queste strutture agli accessi dall’esterno laddove ciò non è ancora avvenuto, mettendo in opera anche misure organizzative straordinarie che consentano di produrre una separazione reale e concreta tra ospiti colpiti dal virus e no, anche attraverso l’utilizzo di strutture alberghiere requisite a tal fine, potenziando contestualmente la presenza di personale sanitario e prevedendo – in analogia con quanto accade nelle strutture sanitarie – accessi e percorsi separati e team di operatori dedicati .

Chiediamo inoltre che, per gli ospiti ora isolati dalle proprie famiglie vengano previsti – compatibilmente con le necessità di cura – momenti di contatto da remoto attraverso le attuali tecnologie di comunicazione.

Le azioni messe in campo fino ad oggi non sono affatto sufficienti per affrontare questo grado di emergenza e gli scenari futuri. E’ necessario agire con la massima celerità e tenendo conto delle indicazioni che vi abbiamo descritto.
Ogni esitazione o distrazione in questo settore può condurre ad esiti tragici.

Certi di un positivo riscontro e disponibili ad un confronto specifico, si inviano cordiali saluti.