Hotspot e CAS Gasparro, una delegazione di lavoratori della FP CGIL ricevuti questa mattina in Prefettura.

Per il segretario generale della FP CGIL, Francesco Fucile, «è necessario dare una risposta a degli operatori trattati alla stregua di fantasmi, umiliati anche nella dignità di un ruolo che svolgono con professionalità e umanità»

Mentre in città continua il dibattito urlante sulla chiusura dell’Hotspot e del CAS Gasparro, questa mattina, una delegazione di lavoratori delle due strutture d’accoglienza, con il segretario generale della FP CGIL, Francesco Fucile, hanno incontrato il vice-prefetto, Caterina Minutoli, per rappresentare la condizione di estremo disagio e profonda difficoltà che stanno attraversando. «Al netto di qualsivoglia sia la posizione assunta dall’Amministrazione locale in merito alle politiche migratorie – ha affermato il segretario Fucile – una cosa deve essere chiara a tutti: stando così le cose, ovvero in mancanza di ospiti all’interno dei due centri finiti nella “bufera”, oltre 20 lavoratori e quindi 20 famiglie, rischiano di non percepire più nessuno stipendio.

Il Capo di Gabinetto della Prefettura ci conferma che i centri non sono stati chiusi, nonostante le dichiarazioni nei video che circolano sui social siano diverse.
Ma se vero è, infatti, che le convenzioni con l’ente gestore Badia Grande scadrà alla data del 31 dicembre 2020, è altrettanto vero che trattandosi di strutture il cui meccanismo di rendicontazione delle spese è legato alla presenza di ospiti, l’assenza, appunto di migranti, non genererà gli introiti necessari al pagamento del personale e il finale è quindi facile da immaginare: ammortizzatori sociali e successivi licenziamenti». Per la FP CGIL, dunque, «gli operatori dei centri di Bisconte, sono stati trattati alla stregua di fantasmi: non solo non è stato tenuto in considerazione che lo svuotamento delle strutture non avrebbe consentito di salvaguardare i livelli occupazionali, ma soprattutto è stata totalmente calpestata ed umiliata la loro dignità di lavoratori che in quei “lager”, ultimamente termine usato ed abusato, non solo a livello locale, senza che ne venga conosciuto il vero significato, hanno fino ad oggi prestato la loro opera con serietà, professionalità, umanità, pur non venendo regolarmente retribuiti». La FP CGIL, infine, in considerazione dell’avviso per l’affidamento del servizio di accoglienza ed assistenza in favore di cittadini stranieri per l’applicazione delle misure di isolamento sanitario o di quarantena con sorveglianza attiva per la durata dell’emergenza epidemiologica da COVID 19”, ha chiesto alla Prefettura di Messina la possibilità di avviare una interlocuzione per una clausola sociale finalizzata alla salvaguardia dei posti di lavoro degli operatori attualmente a rischio.

La FP CGIL intende con grande chiarezza prendere le distanze da ogni tentativo di strumentalizzazione di questa vergognosa vicenda e chiede rispetto per i lavoratori da parte di tutti, dal Sindaco che non ha mai parlato della loro esistenza e si è ben guardato dal chiedere solo lo spostamento in altra struttura del CAS in quanto la Gasparro non era un sito idoneo, e soprattutto da quei sindacati, megafono deluchiano, che a quanto pare hanno perso di vista i lavoratori.