Casa Circondariale Barcellona Pozzo di Gotto – Richiesta di incontro urgente

La Scrivente Segreteria Provinciale, a seguito degli ultimi, gravi, episodi verificatisi all’internodella Casa Circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, chiede l’urgente convocazione di un tavolointer istituzionale al fine di affrontare in modo serio e concreto la situazione di estrema criticità che interessa la gestione della struttura penitenziaria in oggetto.

Il primo punto da tenere in considerazione è il sottodimensionamento dell’organico in servizio: rispetto alle 166 unità previste, mancano all’appello 50 poliziotti. A ciò si aggiunge che circa il 50%del personale attualmente presente, risulta temporaneamente assegnato ai sensi della legge 104/92, con tutte le conseguenze che ciò comporta. I problemi derivanti dalle carenze di organico, sono resi ancor più complessi dalla tipologia di lavoro che gli agenti sono chiamati a svolgere.

All’interno della struttura penitenziaria di Barcellona, infatti, insiste la sezione ATSM(Articolazione per la Tutela della Salute Mentale), nata dal superamento, purtroppo solo teorico, degli O.P.G. (Ospedale Psichiatrico Giudiziario), dove negli anni sono stati collocati detenuti con patologie psichiatriche sopravvenute (art.111 DPR 230/00 e 148 c.p.) ma anche ed ancora, internati che non trovano posto nelle R.E.M.S (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza).Quanto detto, allo stato attuale, si traduce in una sezione con più di 60 detenuti affetti da diverse patologie psichiatriche, la cui gestione, a causa delle poche figure sanitarie assegnate, èquasi totalmente affidata all’esiguo personale di polizia penitenziaria, che si trova quindi nelle condizioni di dover provare a sedare tensioni quotidiane, trovandosi spesso ad avere la peggio.

Lo scorso 16 settembre all’interno della Casa Circondariale si è verificata l’ennesima aggressione, ultima in ordine di tempo, nei confronti di un’agente, intervenuto per cercare di calmare un detenuto, e a cui sono stati dati tre giorni di prognosi. A distanza di poche ore da tale evento, aconferma del fatto che all’interno dell’ATMS la situazione sia da considerare esplosiva sia sul frontedel personale quanto su quello degli “ospiti”, un detenuto si è tolto la vita. Qualche mese addietro,invece, altri due tenuti hanno dato fuoco a dei materassi e otto agenti sono stati condotti d’urgenzain ospedale a causa di una forte intossicazione da fumo e più di recente si sono registrati due evasioni, uno immediatamente fermato, l’altro conclusosi con un inseguimento in mare.

L’elenco dei preoccupanti fatti che si verificano oltre i muri e le sbarre della CasaCircondariale di Barcellona potrebbe essere ancora molto lungo, ma la Scrivente ritiene sia arrivato il momento di non usare più parole e di passare invece agli interventi concreti attraverso quel lavoro interistituzionale che finora è mancato. Da qui la richiesta di convocazione di un incontro urgente cui prendano parte i vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, l’Assessorato Regionale alla Salute e l’ASP, finalizzato in primis alla sottoscrizione di quel protocollo (già attivo in molte regionid’Italia), che renda possibile la presa in carico dei detenuti collocati in ATMS, da parte del D.S.M.,aspetto quest’ultimo essenziale per un percorso terapeutico da avviare durante e dopo ladetenzione.

Allo stato attuale, al personale di Polizia Penitenziaria spetta la gestione di detenuti sottoposti a sorveglianza di tipo sanitario – molti dei quali da controllare ad intervalli temporali di dieci minuti -, nonché la sorveglianza a vista di soggetti che, in funzione delle loro patologie, fin troppo spesso minacciano di auto-lesionarsi o, come più volte verificatosi, di togliersi la vita.

Se è vero che oggi, soprattutto con riferimento al complesso mondo degli istituti penitenziari, si sente spesso parlare di Burn-out, “stress da lavoro correlato”, e provano a cercare delle soluzioni, a Barcellona P.G. si costringe il personale di Polizia Penitenziaria a lavorare in sezioni particolari – come la suddetta ATSM, sotto un continuo stress e in condizioni “disumane”.

Ciascuna istituzione, per la propria parte, deve mettere in atto interventi urgenti e drastici, sino ad arrivare, se necessario, alla chiusura di sezioni come l’ATSM se queste non rispondono acriteri che consentano l’incolumità del personale che a qualsiasi titolo vi lavora, e la correttaattenzione, da parte di personale qualificato e specializzato, dei soggetti ivi detenuti. Occorre infine una nuova pianta organica che non tenga conto del personale assegnato provvisoriamente ai sensi della legge 104/92.

Certi di un urgente riscontro si porgono cordiali saluti.