Casa Circondariale Barcellona, un’emergenza che deve essere necessariamente affrontata.

FP CGIL: «In aumento i casi di suicidio tra i detenuti e le aggressioni nei confronti degli agenti»

La FP CGIL lancia un vero grido di allarme in merito alla tragica situazione in cui versa la Casa Circondariale di Barcellona, dove a fronte del crescente numeri detenuti affetti da patologie psichiatriche o in gravi condizione di disagio mentale, il numero di agenti di polizia penitenziaria rimane invariato. «Serve una nuova pianta organica»

E’ un grido d’allarme che parte da Messina, passa per Palermo e arriva fino a Roma quello lanciato dal segretario generale della FP CGIL, Francesco Fucile e dal coordinatore provinciale Francesco Spanò Bascio rispetto alla situazione di estrema gravità che interessa la Casa circondariale di Barcellona, a partire dall’inaccettabile sottodimensionamento della pianta organica, dove all’appello mancano circa 50 poliziotti su un totale di 166 unità previste. A ciò si aggiunge che circa il 50% del personale attualmente presente, risulta temporaneamente assegnato ai leggi della legge 104/92, con tutte le conseguenze che ciò comporta. «Si comprende facilmente – aggiungono i rappresentante della FP CGIL – che tale elemento, determina la fruizione di turni agevolati, di permessi, di esenzione dalle notti, e dunque una sempre più complessa organizzazione e programmazione dei turni di lavoro, poiché la parte restante del personale è soggetto a cambi turni, mancata copertura dei servizi, mancata fruizione dei permessi ed anche alla possibilità di usufruire della Mensa obbligatoria di Servizio (MOS). Fino a giungere – continuano Fucile e Spanò – all’utilizzo di personale femminli in reparti dove dovrebbe essere impiegato personale maschile».

Se enormi, dunque, sono i disagi sotto il profilo del personale, non meno gravi sono quelli inerenti la gestione dei detenuti, della sezione A.T.S.M (Articolazione per la Tutela della Salute Mentale). «Tale sezione, come ben noto,  nasce dal superamento, purtroppo solo teorico, degli O.P.G. (Ospedale Psichiatrico Giudiziario), dove sono stati collocati gli internati in R.E.M.S (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) a cui occorreva dare una corretta e dignitosa allocazione. Purtroppo però, a distanza di 4 anni, tutto ciò non è mai avvenuto. Anzi, di fatto, la sezione A.T.S.M. continua a non avere una vera o corretta organizzazione sanitaria. Manca un protocollo per la sua gestione tra Amm.ne Penitenziaria, ASP e Assessorato alla Salute della Regione Sicilia (come già avvenuto in altre Regioni); manca la presa in carico da parte del D.S.M., essenziale per un percorso terapeutico durante e dopo la detenzione e in più, a causa dei posti limitati nelle strutture REMS (max 20), gli internati continuano ad essere assegnati, anche senza titolo detentivo, all’interno di queste sezioni»

Quanto detto, si traduce sostanzialmente in una sezione con più di 60 detenuti affetti da diverse patologie psichiatriche e la cui gestione, causa le poche figure sanitarie assegnate, è quasi totalmente affidata all’esiguo personale di polizia penitenziaria(n.2 unità di giorno che nei turni notturni si riduce spesso ad una sola unità) che per l’occasione, ed al fine di stemperare le diverse tensioni che spesso all’interno di questa sezione nascono, deve fungere da Psicologo, infermiere, medico ecc…

«Al personale di Polizia Penitenziaria – evidenziano ancora Fucile e Spanò -, spetta quindi la gestione di detenuti tutti sottoposti a grande sorveglianza di tipo sanitario, molti dei quali con controlli frequenti ogni 10 minuti, nonché la sorveglianza a vista di soggetti che in funzione delle loro patologie, fin troppo spesso minacciano di auto-lesionarsi o togliersi la vita, infatti, non pochi sono i casi di suicidio verificatesi in questi ultimi anni. Come non pochi, tralasciando i casi di evasione e tentata evasione (l’ultima sventata lo scorso 25 marzo), sono stati i casi, quasi quotidiani, di aggressione anche e soprattutto nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria».

Oggi si parla tanto di Burn-out, di “stress da lavoro correlato”, si cercano soluzioni, vengono istituiti centri d’ascolto e vengono posti in essere interventi per ridurre questa grave problematica che ha generato un alto numero di suicidi tra le forze di polizia, ma al contempo, a Barcellona P.G. si costringe il personale di Polizia Penitenziaria a lavorare in sezioni particolari come l’anzidetta A.T.S.M., sotto un continuo stress e in condizioni “disumane”. «Basta promesse è il momento dei fatti – conclude la FP CGIL -. Il personale è ormai fin troppo stanco ed esausto. Ciascuna istituzione, per la propria parte, deve mettere in atto interventi urgenti e drastici, sino ad arrivare, se necessario, alla chiusura di sezioni come l’ATSM se questi non rispondono a criteri che consentano l’incolumità del personale che a qualsiasi titolo vi lavora, e la corretta attenzione, da parte di personale qualificato e specializzato, dei soggetti ivi detenuti. Occorre una nuova pianta organica che non tenga conto del personale assegnato provvisoriamente ai sensi della legge 104/92».