Primo maggio a tempi del COVID, FP CGIL: «Una giornata da “festeggiare” in nome dei tanti operatori sanitari rimaste vittime del COVID19 e di quanti non hanno mai smesso di lavorare per garantire i servizi essenziali»

La segreteria della Funzione pubblica CGIL rivolge un pensiero ai tanti lavoratori, soprattutto del settore sanitario e socio-sanitario, vittime di COVID19, senza dimenticare quanti, nel corso di questi mesi non si sono mai tirati indietro per garantire i servizi essenziali, dal settore sociale a quello dell’igiene ambientale.

Sarà un 1 primo maggio certamente difficile da dimenticare, non tanto per la spensieratezza che solitamente caratterizza una giornata come questa, ma piuttosto per il clima surreali in cui verrà vissuto. Perché se è vero che ci avviciniamo alla fine del lockdown, è altrettanto vero che oggi più che mai abbiamo il dovere morale di ricordare quanti, nella così detta “fase1”, quella della grande emergenza, hanno trovato la morte. Parliamo dei tanti, troppi operatori sanitari, medici, infermieri, oss, così come ogni altra figura che ruota intorno al grande sistema della sanità, hanno contratto il COVID19 nello svolgimento della loro missione lavorativa, senza tirarsi mai indietro e regalando un sorriso, per quanto nascosto da mascherine e protezione, ai tanti pazienti che hanno affollato le corsie di ospedali, pronto soccorso, Rsa. A tutti loro va un pensiero speciale ed un grazie infinito per non essersi mai arresi.  Altrettanto speciale il pensiero alle centinaia di lavoratori che hanno continuato a garantire servizi essenziali per il Paese ma soprattutto per tanti cittadini fragili che hanno rischiato di ritrovarsi soli ed abbandonati, così come a coloro che hanno continuato, con professionalità e dedizione, ad operare con modalità di lavoro fino ad oggi inusuali. 

Se da una parte il COVID19 ci ha reso “uguali” di fronte al pericolo e alla paura della morte, del contagio, dell’epidemia, dall’altro ha ulteriormente acuito le differenze sociali fra chi, soprattutto nella fase due, pagherà il prezzo più alto di questo disastro economico, con conseguenze occupazionali che rischieranno di impoverire ulteriormente il Paese. Oggi più che il sindacato ha il dovere di stare al fianco dei lavoratori ponendo in essere quella funzione di sostegno e supporto ai lavoratori, qualunque sia la loro categoria di appartenenza, perché gli effetti della pandemia determineranno, come d’altra parte già sta avvenendo, cambiamenti radicali nel mondo del lavoro e del mercato del lavoro, che devono quindi vederci impegnati in primo piano affinché i diritti conquistati in anni di lotte e battaglie sindacali non vengano sacrificati in nome di una riorganizzazione che non può però avere effetti penalizzanti sulla vita dei lavoratori. 

Un primo maggio “speciale”, dunque, che non può e non deve farci dimenticare anche delle problematiche di cui si sarebbe parlato, anche e soprattutto in questa giornata, se il Coronavirus non avesse sconvolto le nostre esistenze e parliamo cioè dei tanti lavoratori che ancora oggi, sui posti di lavoro, fanno ancora fatica a veder riconosciuti i loro diritti.